Manodopera – Interdit Aux Chiens et Aux Italiens

Genere Animazione, – Francia, Italia, Belgio, Svizzera, Portogallo, 2022
Regia di Alain Ughetto
con Ariane Ascaride, Alain Ughetto, Stefano Paganini, Diego Giuliani, Christophe Gatto.
durata 70 minuti.

Piemonte, inizio ’900. La famiglia Ughetto vive nel paese di Ughettera, minuscolo villaggio ai piedi del Monviso. L’estrema povertà e la fame, vissute con grande dignità, si traducono nella speranza di una vita migliore, che spinge Luigi e i suoi fratelli a lasciare genitori e altri parenti e cercare periodicamente lavoro in Francia; lavori duri, spesso accompagnati da diffidenza verso gli italiani “macaroni”. In uno dei viaggi Luigi conosce la giovane Cesira, che diventerà sua moglie e gli darà tanti figli. E un giorno, dopo due guerre terribili, tra la miseria e il regime fascista che si è affermato in Italia, deciderà di varcare le Alpi per sempre e – dopo uno sfortunato tentativo di puntare addirittura all’America – trasferirsi definitivamente con tutta la famiglia in Francia per creare un proprio “Paradiso”.

Con Manodopera – Miglior film di animazione agli European Film Awards 2022 e Premio della Giuria al Festival International du Film d’Animation di Annecy 2022 – il regista francese Alain Ughetto ripercorre la storia della sua umile famiglia attraverso una scelta originale: con personaggi in plastilina animati attraverso la gloriosa tecnica detta a passo uno o stop motion. Non solo: Ughetto ci fa conoscere i fatti della sua famiglia attraverso le sue parole in prima persona recitate dalla sua voce narrante (nell’originale francese) e con un dialogo immaginario con la nonna; perché erano le nonne, nelle famiglie di una volta, a raccontare ai nipoti la storia di una famiglia. Lo fa in modo estremamente creativo: sua è la mano che spesso si vede, dapprima costruire gli ambienti del paese immaginario di Ughettera e poi partecipare all’azione passando oggetti ai vari personaggi. Tutti appunto – a parte lui, o meglio la sua mano – animati con la tecnica dello stop motion: quella utilizzata, per esempio, dalla celebre casa di produzione britannica Aardman Animations nella serie Wallace & Gromit e Shaun, vita da pecora in tv e al cinema ma anche nel film Galline in fuga, da Tim Burton in Nightmare Before Christmas, da Wes Anderson in Fantastic Mr.Fox e L’isola dei cani e più di recente da Guillermo del Toro nel suo Pinocchio. Una tecnica lunga e complessa (ci sono voluti nove anni di lavoro, anche a causa della pandemia), che nel film di Ughetto è esaltata nella sua manualità e artigianalità proprio per creare un ponte con la storia di lavoratori che con le mani campavano e sfamavano poverissime famiglie numerose: che fossero contadini, minatori, muratori o altro (a costruire anche opere impressionanti come dighe o i primi trafori alpini).

È comprensibile e tutto sommato corretto, da questo punto di vista, il titolo scelto dalla distribuzione italiana, Manodopera, anche se l’originale Interdit aux chiens et aux italiens (ovvero, “vietato ai cani e agli italiani”) è decisamente più significativo perché ci ricorda quante umiliazioni abbiano dovuto subire i nostri concittadini, per razzismo o – come in questo caso – per motivi politici, in questo caso l’ostilità al fascismo. Umiliazioni, ahinoi, che arrivavano anche da persone di chiesa, come il parroco famelico di soldi o le suore “fasciste” infatuate di Mussolini: personaggi che suscitano i rari sentimenti aspri, al pari solo del “ras” nero che oltre alle violenze sugli uomini voleva essere nel paesino predatore di una donna rimasta sola e viene ucciso in un moto di rabbia da chi voleva difenderla. Ma il resto del film è percorso da sentimenti di candore e di umorismo buffo e commosso al tempo stesso, con le situazioni di vita difficile ma piena d’amore in quella strana famiglia di Ughettera (il nome non è inventato: la Borgata Ughettera è una frazione di Giaveno non lontana da Torino, ai piedi del Monviso). Umorismo che cede spazio a un doloroso silenzio quando fa capolino la tragedia della morte di giovani vite: in guerra, sul lavoro o per altre disgrazie.

Manodopera, che si giova anche delle musiche di Nicola Piovani, è così sia l’omaggio alla storia della famiglia di Ughetto – con il tocco geniale delle sue mani che entrano in campo, a ricostruire una linea che unisce la manualità di suo nonno e suo padre, uomini di fatica, con quelle di un artista del cinema – che il commosso ricordo di quando i migranti eravamo noi italiani; persone umili e dignitose, piegate da una vita di fatica ma attaccate alla famiglia e ai propri cari. Un ricordo che non può che diventare giudizio sull’attualità e sui temi dell’accoglienza e dell’apertura a chi viene da altri paesi. Ma lo fa senza inutili e controproducenti prediche, ma in forza della Storia e di una storia familiare, amata profondamente dall’autore. Una storia poetica, a tratti divertente e spesso commovente, quanto più e commosso e coinvolto il narratore. (Antonio Autieri – Sentieridelcinema.it)

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